Un altro gioiello pittorico del Seicento arricchirà la pinacoteca dei Civici Musei di Udine.
Da domani, 31 marzo, infatti, il celeberrimo dipinto di Sebastiano Bombelli, che ritrae il ricco mercante bergamasco, ma udinese d’adozione, Benedetto Mangilli, entrerà a far parte delle collezioni del Castello cittadino grazie alla donazione della famiglia Morelli de Rossi.
La cerimonia ufficiale della consegna e la presentazione al pubblico è in programma per le 17, alla presenza dell’assessore comunale alla Cultura, Luigi Reitani, del direttore dei Civici Musei di Udine e della conservatrice Vania Gransinigh, oltre alla famiglia Morelli de Rossi, che per rispettare la volontà testamentaria di Angelo Morelli de Rossi ha donato al Comune il dipinto del valore, dichiarato dagli attuali proprietari, di 100 mila euro.
La pregevole e illustre tela sarà esposta alle Gallerie del castello nella Sala del Tiepolo e andrà, così, ad arricchire il consistente corpus di ritratti del XVII secolo della Pinacoteca dei Civici Musei che comprende, oltre ai grandi ritrattisti del secolo, Luca Giordano, Pierre Mignard, Justus Suttermans, Nicolò Cassana e il Baciccio, anche una serie di importanti dipinti di Antonio Carneo e di autori locali.
Nato a Udine nel 1635 e morto a Venezia nel 1719, Sebastiano Bombelli è, per ragioni squisitamente anagrafiche, interprete di un’epoca di passaggio, a cavallo tra ’600 e ’700, nel momento in cui il barocco veneto, saturo di reminescenze manieriste si volge a linguaggi espressivi più liberi. Nel campo specifico della ritrattistica, si traduce in una pittura che si presenta corsiva e attenta al dato di realtà, tradotto in immagini di vivida naturalezza.
È a questo contesto che fa riferimento Bombelli, formatosi dapprima a Venezia e, in seguito nella bottega di Guercino a Bologna, dove egli decise di dedicarsi esclusivamente al ritratto, genere pittorico nel quale offrì le sue prove migliori e che gli garantì fama ed onori presso le maggiori corti europee.
Proprio al rientro in patria dal soggiorno emiliano si situa l’esecuzione dello splendido Ritratto di Benedetto Mangilli, risalente al 1665. Il dipinto, rivela la propria modernità nel taglio di tre quarti dell’immagine, in quel leggero ruotare del personaggio verso il riguardante, nella mobilità delle mani, portate in primo piano a misurare lo spazio.
Ma è sul viso che si concentra l’attenzione di chi ammira quel viso “colloquiale e bonario”, emergente dall’ombra, individuato dalla lama di luce che fende trasversalmente lo spazio pittorico.

